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Intervista a Maria Perrotta

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Una piccola novità all’interno del sito con la prima intervista a una Calabrians Most Famous, per l’occasione abbiamo (al plurale, letteralmente) rivolto dieci domande alla grande pianista cosentina, apprezzata in tutta Europa. Qui potete leggere la sua scheda, noi non possiamo fare altro che ringraziarla per la sua disponibilità e per le risposte stimolanti. Buona lettura!

 

Ci racconta dei suoi maestri e dei suoi inizi in Calabria?
Ho avuto la fortuna di iniziare in un modo bellissimo: da piccolissima, con il mio papà. Era un conoscitore profondo e gioioso della musica e fu il mio primo formidabile Maestro. Per me suonare il pianoforte è sempre stato e sempre sarà un sogno intensamente legato a lui. Ho studiato quindi a casa con lui dai 3 anni fino ai 10 anni, intrecciando in modo molto bello metodo naturalezza e gioco.
Poi entrai in conservatorio nella classe del Maestro Antonella Barbarossa e mi ritrovai immediatamente “sulla scena”. Debuttai a 11 anni col primo concerto di Beethoven per pianoforte e orchestra nel teatro Alfonso Rendano della mia città e fui trattata come una bimba prodigio. Sono grata alla mia insegnante per il coraggio e la fiducia immediata che ebbe nei miei confronti. E per avermi offerto da subito grandi stimoli musicali.

Quando ha capito che avrebbe suonato nella vita?
Sempre e mai.
Ho la sensazione che il pianoforte ci sia sempre stato e anche di non aver mai deciso niente. È stato tutto come “magico”. Mi sentivo legata al pianoforte quasi mio malgrado. Nella mia testa di bimba, a volte, mi sembrava una sorta di incantesimo. E qualche traccia di questa sensazione è sempre presente in me. Era stato, in un certo senso, così facile e naturale ritrovarmi a suonare col mio papà che non pensavo neanche di dover scegliere qualcosa. A volte mi son sentita scelta da un destino, al quale a tratti avrei voluto anche sfuggire… Alcuni condizionamenti legati all’idea di carriera mi hanno creato spesso dei conflitti. Ancora oggi non riesco a pensare ad alcune scelte in modo determinato!

Nascere e crescere in Calabria ha influito in qualche cosa?
Certamente.
Ne siamo per forza condizionati. In che modo abbia influito sui fatti e sul corso delle cose non saprei analizzarlo con lucidità. Dalla calabresità ho ricevuto sia splendide dosi di grinta che pessimismo. Direi quasi che nell’anima calabrese percepisco più forti i sogni che le speranze. Un senso di fierezza misto a rassegnazione. Un intreccio interessante e fecondo secondo me per l’immaginazione e per la sensibilità. Anche se Cosenza è una piccola città ho avuto la fortuna di vivere in un ambiente musicale abbastanza vivo e ho potuto ascoltare con una certa regolarità concerti di grande qualità. (Oggi purtroppo ho l’impressione che siano tempi più difficili invece…). Poi, come spesso accade, ho avuto voglia di partire e di misurarmi con altri contesti. La nostalgia è sempre in me. E del sud mi manca tutto. Anche quello che non mi piace! Come capita con chi si ama!

Le fa piacere essere ricordata anche per il concerto al nono mese di gravidanza?
In alcuni momenti mi è sembrata eccessiva l’attenzione data a questa circostanza. Ma sicuramente mi fa piacere perché fu un bellissimo momento per me. È anche un modo per raccontare l’armonia possibile fra le varie identità femminili e per parlare di come sia importante andare oltre certi schemi.

Quale suo disco consiglierebbe a chi magari non la conosce?
Uhm… se proprio devo scegliere, le Variazioni Goldberg uscite per la Decca nel 2012 (un live proprio di quel concerto col pancione…)

 

© Manuel G

 

Sappiamo cosa suona, ma cosa ascolta Maria Perrotta?
Sono onnivora e curiosa musicalmente.
Ascolto musica dal medioevo fino ad oggi. Per lo più restando nel genere “colto” (strano termine…). Ma ho interesse e curiosità aperte senza pregiudizi. Non saprei dire una cosa senza tradirne un’altra…

Musicalmente parlando, qual è la percezione dell’Italia all’estero?
L’Italia è sempre fonte di sentimenti di ammirazione.
La mia sensazione più forte è che l’Italia venga percepita come un faro di bellezza e talento.

C’è qualche Calabrians che ammira o conosce?
Un nome che mi viene di getto, spontaneamente e col cuore è Domenico Lucano. Che ha saputo rendere la Calabria laboratorio di sogni e utopie.

Classica chiusura, quali sono i suoi programmi futuri?
Nell’immediato ho in programma dei concerti a Washington con un programma che va da Clara Wieck, R. Schumann a L. van Beethoven a Gabriele Cosmi, autore contemporaneo. È la mia prima volta negli Stati Uniti e ne sono emozionata.

Un’ultima cosa, come descriverebbe il suo rapporto con la Calabria e con Cosenza in particolare? Ritorna spesso?
Il mio rapporto con la Calabria e Cosenza è continuo e vivo.
Ritorno spesso e cerco di coltivare e mantenere i miei rapporti con la famiglia e gli amici. Ne ho bisogno.

 


Categorie:
Interviste · News
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